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Quella faccia non c'è più. E nemmeno quella boxe selvaggia. La
seppelliscono oggi. Ma quella faccia è la grande boxe. Livida, cruda,
gonfia. Però anche spigolosa e resistente. Spaccata in due. Imbarazzata
dal dolore, ma fiera. Terribile nella sua bellezza. E resterà per
sempre. «Aveva più cuciture di una palla di baseball», disse Angelo
Dundee.Basilio è morto a 85 anni, oggi i funerali a Rochester. Carmen era un immigrato italiano, si chiamava Carmine, in famiglia erano in dieci figli, lavoravano la terra a Canastota, sopra New York, raccoglievano cipolle, con qualsiasi tempo. «Con cinque sorelle più grandi devi imparare presto a combattere».
Carmen va a faticare nei campi a cinque anni, poi si arruola nei Marine, dove impara a boxare, passa professionista nel ‘48, con poca fortuna: si rompe mani e sopracciglia. Per mantenersi lavora in fabbrica, sveglia all'alba e dopo il turno subito in palestra. Scherza con il padrone: un giorno diventerò campione del mondo. E l'altro: tu sei pazzo. Ma Basilio che guadagna 50 dollari a incontro, non molla: quitters never win. Chi rinuncia non vince.
CARMEN BASILIO SUL RING jpeg
Nel ‘53 sfiora il titolo mondiale dei welter contro Kid Gavilan, "il
falco di Cuba", che per la prima volta finisce a terra. La rivincita non
si fa anche perché Basilio non collabora con la mafia e diventa il
primo pugile allenato da Angelo Dundee alla 5th Street Gym a Miami Beach
dove non è ancora arrivato Ali. Per le lacerazioni sopra l'occhio
Dundee studia una pomata con timo, cloruro e vaselina. Perché Carmen è
di quelli che cerca il corpo, non indietreggia mai, anche se le busca.
Un vero Rocky. Il secondo tentativo mondiale riesce: nel ‘55 batte per
ko Tony DeMarco alla 12esima, s'inginocchia nell'angolo e urla «I did
it».Ma rischia: un uppercut dell'avversario lo solleva da terra, in qualche modo però Basilio atterra in piedi. E vince anche il rematch, sempre nella stessa maniera. Quando però DeMarco da vecchio va a trovarlo a casa sua a Irondequoit, Carmen toglie dalla parete la foto di quell'incontro, perché non vuole offendere l'amico-rivale con quel ricordo. E Basilio andrà anche al funerale del figlio di Demarco, morto in un incidente d'auto.
CARMEN BASILIO CON LOCCHIO TUMEFATTO jpeg
«Era fatto così: sul ring ti ammazzava, appena sceso ti amava». Umile
e modesto, non sopportava il grande Sugar Ray Robinson che in strada a
Broadway con il suo clan lo aveva snobbato con arroganza. Sul ring i due
si affrontano nel ‘57 per il titolo dei medi allo Yankee Stadium
davanti a 38 mila spettatori.Carmen va sempre avanti e gliele suona, Dundee nell'undicesima conta i colpi: Basilio porta 34 diretti e vince ai punti. Sei mesi dopo, la rivincita: Robinson ha problemi di peso ed è costretto prima dell'incontro a 20 ore di digiuno. Poi mira alla debolezza di Carmen: l'arcata sopraccigliare. Picchia e squarcia sempre lì: al sesto round l'occhio sinistro non c'è più. Chiuso. Al suo posto un pallone. Carmen non vede, ma non rinuncia. Perde ai punti, Robinson conquista per la quinta volta il mondiale, e la folla fischia il verdetto. La crisi arriva alle tre di notte.
Dopo ore di ghiaccio Dundee si accorge che dall'occhio di Basilio esce sangue, corrono all'ospedale, dove lo salvano. La foto di Carmen a letto, con l'occhio bendato fa il giro del mondo. Dundee, che se ne intendeva: «Per essere un campione devi arrivare fino alla fine e oltrepassare quella linea, Carmen lo ha fatto molte volte».
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